Su un campione di circa 3000 aziende che hanno i servizi da noi, per il settore manifatturiero il 60% delle aziende è risultato congruo, il 40% non congruo, si sono adeguati soltanto il 25%. Riporto solo il dato della categoria meccanica dove su una congruità del 64% e una non congruità del 36% si è adeguato solo l’8% delle imprese del settore. Purtroppo si sconta la non liquidità delle aziende e il settore della meccanica è sicuramente uno dei più penalizzati. Per i servizi: 53% di aziende congrue, 47% non congrue; il 35% si è adeguato. Anche qui segnalo il dato sulla categoria dell’autotrasporto dove sono risultati congrui il 79% delle aziende, il 21% non congruo, adeguati solo il 16%. Altro settore in fortissima crisi di liquidità. Parrucchieri, elettricisti e idraulici, imbianchini e posatori hanno la percentuale di congruità più bassa della non congruità, congrui il 46% non congruo il 54%, per gli evidenti motivi. Si sono adeguati in media per le categorie citate circa il 38%. Questo dimostra lo sforzo che hanno comunque fatto le nostre aziende.
Tiriamo le somme? Dal punto di vista industriale il peggio è passato, ma gli effetti di quel peggio devono ancora farsi sentire tutti. La grande impresa non è capace di dare chance di sviluppo, le banche continuano ad apparire come delle fortezze inespugnabili e sorde. Gli artigiani tengono duro. L’ecatombe che ci si aspettava dopo la chiusura estiva non è avvenuta. Ma così non può continuare. Ora ci si deve aggregare. Si deve fare non “massa critica”, ma “massa vera”, unirci tra aziende in filiera e con il collante dell’associazione, ripartire.
Ribadisco: ci stiamo battendo per la riduzione tasse, per congelamento di Basilea 2, per moratoria studi di settore per il 2009, per il superamento del patto di stabilità.
Non vogliamo abolire regole, ma togliere qualche laccio per superare la crisi, sì.
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CNA FLASH DEL MESE
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