Allora, lasciatemi dire che dal nostro osservatorio, dalle voci dei nostri associati impreditori, a fronte dell’annunciata “ripresina”, non corrisponde un altrettanto segnale da parte delle micro-piccole imprese che vada nella direzione annunciata.
Se ci guardiamo in giro il problema a livello di famiglie medie italiane è sempre allarmante. Mai come in questo periodo l’emergenza occupazione si “sfoga” nelle piazze del nord come del centro Italia. Alle novità introdotte dal governo per fronteggiare questa crisi (vedi scudo fiscale) non si hanno risposte in merito alle previsioni. Anzi le banche svizzere come mai prima d’ora, stanno accampando diritti sul “versato” non certo intonso.
Credo sia presto per dire che la crisi è finita. Sarà pur vero che per la prima volta in dieci anni chiudiamo pil e crescita interna nella media europea, che il governo è fiducioso delle entrate derivate dallo scudo fiscale (3/4 miliardi), che alcuni settori hanno ripreso quanto meno a presentare offerte e a evaderle. Sono correzioni troppo poco fondate, poco radicate per ancorasi a esse e cambiare atteggiamento nei confronti della situazione attuale.
Cosa bolle nel canestro delle proposte per fronteggiare questo momento difficile? Si sta valutando di poter tagliare l’Irap (di ridurne l’aliquota), di introdurre con un emendamento alla Finanziaria, aiuti fiscali sugli affitti e sulla sicurezza, di fare una rivisitazione sulla tassazione delle perdite (che è davvero una stortura). Tali proposte di interventi potranno bastare per arginare questo momento? È da oltre un anno che si chiede alle banche di sciogliere i nodi del credito alle pmi e di sostenerle; la moratoria non basta. Le imprese vanno aiutate nel territorio a valutare il rapporto tra debito e patrimonio, incentivare le aggregazioni e fusioni aziendali, finanziare gli investimenti. Basta valutare solo le perdite, ma vogliamo riprendere a considerare la storia, le persone, i progetti, la creatività? Degli indici di correzione degli studi di settore cosa ne abbiamo fatto? Quest’anno non sono stati rivisitati. E il prossimo anno? Vogliamo prevederli o continuiamo a soffrire in silenzio? È “dall’infinito e oltre” che restiamo torchiati da un fisco pesante e che non riusciamo a ottenere una detassazione che ci dia un po’ di respiro. Il taglio dell’Irap non è un aggiustamento se non viene integrato con altre azioni di alleggerimento fiscale; così come non ci lasciamo alle spalle la recessione.
Sto pensando che noi imprenditori il prossimo 30 novembre si apprestano a versare la seconda rata di acconto per il 2009 a fronte di una situazione finanziaria pesantissima. Chiedere una riduzione dell'acconto delle imposte è utopia, ma in un momento così pesante per l'economia, quella del prossimo novembre potrebbe essere l'ultima occasione per eliminare l'ingiustizia di dover pagare in anticipo tasse che si scoprono poi non dovute.
Sergio Gelain
presidente provinciale CNA Padova